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DUE ACQUEDOTTI PER UNA MEDESIMA SORGENTE, L’ACQUA ALESSANDRINA E l’ACQUA FELICE

Ultimo degli 11 grandi acquedotti romani, l’Acqua Alessandrina venne inaugurata dall’imperatore Alessandro Severo nel 235. Proprio per questo, a differenza dei predecessori, sfrutta una tecnica edilizia più innovatrice, facendo uso abbondante dell’arco in laterizio, elemento potente e leggero al tempo stesso, con un percorso decisamente più rettilineo, tagliando le vallecole alla sinistra dell’Aniene con una serie impressionanti di gallerie alternati a viadotti.
Capta le sorgenti di Pantano Borghese e muove direttamente verso Roma, con un andamento est-ovest, riaffiorando a Torre Angela, chiamata per questo “Borgata Arcacci”, all’altezza di via Bitonto, vicino ai “Grandi Magazzini del Popolo”.
Il grande raccordo anulare lo taglia in due, mettendone in luce lo speco, dove potrebbe entrare agevolmente un uomo, ed è stato per questo bloccato da una grata. Quindi emerge alla Mistica di fronte alla torre di Casa Calda e al parco di Torre Maura davanti alla nuova bella parrocchiale che con i suoi laterizi dialoga con la torre e col lontano acquedotto. Quindi scompare per un breve tratto, ma basta seguirne la proiezione verso ovest per ritrovarlo, puntuale all’appuntamento con la storia, in uno dei suoi tratti più belli, nel nuovo parco dell’Alessandrino, dove l’architetto Mejer ha recentemente inaugurato la nuova parrocchiale di Tor Tre Teste. E’ diventato uno dei parchi più belli di Roma, che permette la vista dell’avveniristica chiesa con la sua duplice calotta bianca e contemporaneamente dell’acquedotto romano, a sfidare i secoli con le robuste arcate.
Centocelle, via dei Pioppi e via degli Olmi. Ecco il tratto più imponente dell’Acquedotto, 50 arcate sulla Palmiro Togliatti con tanto di torre medioevale, a riprova che ancora nel medioevo doveva essere in funzione, dato che c’è la torre a difenderlo. Infine eccolo riaffiorare per l’ultima volta in fondo a via Tor Pignattara, mentre scavalca il fosso della Maranella o dell’acqua Bullicante, dove recentemente hanno fatto un giardinetto.

A sfruttare le stesse sorgenti dell’Alessandrina, nell’agro di Colonna, provvede l’Acqua Felice, un acquedotto relativamente moderno, ancora in funzione. Fu fatto per volere di papa Felice Peretti, Sisto V, nel 1585, che incaricò l’architetto Matteo di Città di Castello. Prima di allora i romani si erano accontentati dell’Acqua Vergine, l’unico acquedotto rimasto sempre in funzione, essendo quasi interamente sotterraneo, dell’Acqua Mariana (che altro non era che il fosso proveniente da Squarciarelli deviato nel condotto di Claudio) o semplicemente di bere l’acqua del Tevere.
Quest’acqua Felice fu quindi un’opera rivoluzionaria che quasi riprendeva l’opera degli antichi, dopo il buio dell’età di mezzo. Ha un percorso decisamente più sinuoso dell’Alessandrina, dato che sfrutta il percorso dell’Acqua Marcia: così da Pantano va verso Vernicino, seguendo la curva di livello pedemontana dei Castelli. Riemerge solo al parco degli Acquedotti, a destra del grandioso acquedotto Claudio. Ma lungo il percorso ha due archi trionfali: il primo è Porta Furba, che scavalca la Tuscolana e il fosso dell’Acqua Mariana, presenta una fontana monumentale ed era uno degli angoli più pittoreschi di Roma (almeno prima che l’affaccio sul fosso fosse tappato da una coltre funerea di asfalto e da un tappeto di macchine).
L’altro arco trionfale è in fondo a via Marsala, di fianco alla stazione Termini, ed è detto popolarmente “delle Pere” dallo stemma di papa Peretti. Vi si affaccia villa Gentili Dominaci attribuita al Raguzzini, che ha la singolarità di avere il giardino in un triangolo di terreno compreso tra le mura Aureliane e il muro dell’acqua Felice, da cui trae direttamente l’acqua per la sua fontanella.
Poco lontano da lì è la mostra monumentale dell’acquedotto Felice, la fontana del Mosè a piazza San Bernardo. Nella figura vigorosa di questo Mosè sembra di vedere un po’ del carattere del papa marchigiano, il papa “tosto”.

di Luigi Cherubini

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