Lungo le strade maestre, alla confluenza con altre vie, ci sono alcune
osterie di posta il cui nome è ancora noto: le Frattocchie sull'Appia,
il "Finocchio" sulla Casilina, il "Forno" sulla Tiburtina
(l'odierna Settecamini), il "Forno Nuovo" (o Santa Colomba)
sulla Salaria Prima delle autostrade, dei caselli, del raccordo,
erano queste le "porte" per entrare in città.
Lì si scaricavano i sacchi della posta, ma c'erano anche altri
servizi per i passeggeri, come lo spaccio, l'osteria, la locanda, il cambio
dei cavalli. Esistevano da tempo immemorabile, negli stessi posti e con
analoghe funzioni, almeno da quando i romani istituirono regolari servizi
di posta. Così Castel di Guido, prima stazione di posta sull'Aurelia,
era la romana "Lorium".
Di tutti gli ingressi in città il più famoso, specie per
i viaggiatori provenienti da Nord, era sicuramente la Posta della Storta,
al sedicesimo chilometro della Cassia. Dicono che si chiama così
perché la strada maestra "si storce" in due rami: uno
continua per Isola Farnese, verso Viterbo, l'altro si volge verso Bracciano.
Nel 1537 Ignazio da Loyola vi ebbe una visione miracolosa. Lì Bruno
Buozzi e alcuni suoi compagni, una mattina del giugno 1944, furono fucilati
dai tedeschi, forse per delazione. La Storta ricorderà pure con
quel suo nome sgraziato qualche fattaccio del passato, insieme ad altre
osterie poste all'ingresso della città dal nome altrettanto significativo,
Malborghetto sulla Flaminia, Malafede sull'Ostiense, Malpasso sulla Pontina,
Malagrotta sull'Aurelia, "invitava i viaggiatori più baldanzosi
a non prendere troppo alla leggera l'avventura romana "
Ultimamente alcuni casali sembrano convertirsi all'antiquariato:
così l'Osteria Nuova al bivio della Braccianese con la via di Galeria,
l'Osteriola, al bivio di Riano sulla Flaminia, "le Tavernucole"
al km 19 della Tiburtina, come anche Casal del Fosso, al bivio di Formello
sulla Cassia, espone mobili d'epoca. E le altre? La "Merluzza",
al bivio della Cassia con Cesano, dopo un accurato "restyling"
si è data a sofisticati ricevimenti, al "catering", mentre
la povera "Pavona" al bivio di Campagnano è abbandonata
da tutti come se avesse la peste, con la patetica insegna del pavone ricordo
dei tempi andati. Invece la Cecchina sulla Nettunense è rimasta
alle tradizionali attività di spaccio di vini, ristorazione e generi
alimentari, come "Tor di Mezza Via" sull'Appia.
Le vecchie osterie della Campagna si danno da fare: per
non restare tristemente abbandonate e inutilizzate, anche se hanno una
storia, com'è successo alla "Bottaccia" di Castel di
Guido e al Casale dei Francesi di Ciampino...per non morire.