I boschi del Vulcano Laziale
La fertilità del terreno vulcanico ha permesso la crescita di grandi foreste in tutto il territorio del Vulcano Laziale. La zona ha un clima mediterraneo, in cui le precipitazioni annue superano in media i 1000 mm; le precipitazioni maggiori sono nella zona di Velletri (1244 mm) e di Rocca di Papa (1157 mm), ed il periodo secco è limitato.
In origine erano presenti boschi misti, costituiti da alberi di faggio, querce, tigli, aceri, carpini, frassini, lauri e noccioli.
Il cambiamento del paesaggio per mano dell'uomo avvenne gradualmente: prima vennero ricavate delle zone da utilizzare a pascolo, poi si estesero sempre di più le zone agricole a scapito dei boschi (sono state trovate tracce delle prime coltivazioni appartenenti al primo millennio a.c.); questa tendenza aumentò nei secoli XVI-XVII, durante i quali vennero erette le famose Ville Tuscolane (Villa Aldobrandini, Villa Falconieri ecc.), per la cui costruzione vennero compiute grandi opere e attorno alle quali vennero estese le coltivazioni agricole. Si incrementò la coltivazione dell'ulivo, della vite e soprattutto del castagno, a scapito di tutte le altre specie di alberi.
Attualmente, nei boschi della zona intorno a Rocca di Papa, solo venti alberi su cento sono diversi dal castagno. Una piccola parte di bosco misto si può ancora vedere in alcune zone limitate come Monte Cavo; qui si possono individuare vari tipi di querce: il leccio (che può arrivare fino a 20 metri), la farnia (si trova anche nella zona del Vivaro) e la roverella.
Sempre sul Monte Cavo, sono ancora presenti alberi di acero di tre specie, (campestre, d'Ungheria, e di monte), tiglio, carpino bianco e nero, ornello. Il bosco misto è composto anche da arbusti quali il nocciolo, il lauro, il biancospino, il prugnolo, il pungitopo, la ginestre e l'agrifoglio. Sono inoltre presenti varie specie di funghi, altra ricchezza della zona vanto della cucina locale.
Rocca di Papa è il Comune del Vulcano Laziale con la maggiore superficie di boschi (2000 ha). Il castagno venne privilegiato per motivi economici: cresce con estrema rapidità (subisce tre tagli nell'arco di 18-20 anni), e le castagne per molto tempo sono state l'alimento principale di gran parte della popolazione (la terza domenica di ottobre, a Rocca di Papa si svolge la Sagra delle Castagne).
Il castagno si riproduce sia per polloni che per semi.
Non è chiaro se il castagno sia stato introdotto dall'uomo o se facesse già parte del bosco misto (è probabile che sia arrivato in questa zona dal Monte Amiata) e sia poi stato privilegiato per la sua rapida crescita; ancor oggi però è possibile ammirarne piante ultracentenarie.
Con l'aumentare della popolazione della Capitale, aumentava la richiesta di prodotti agricoli, per coltivare i quali fu necessario disporre di una maggiore quantità di terra. La vicinanza al mercato romano ha dato impulso alla coltivazione del castagno, il cui legno veniva utilizzato nell'edilizia, per la costruzione di mobili, per sostenere i filari di vite e la produzione di botti ecc.
La convenienza economica della coltivazione della pianta di castagno, nonostante abbia alterato la foresta originaria, ha permesso di salvaguardare il bosco, territorio che altrimenti sarebbe stato urbanizzato, anche se si sono comunque perduti numerosi ettari di bosco.
Il castagno viene tagliato con relativa frequenza, e ciò impedisce l'eccessivo propagarsi del Cancro Corticale, malattia dovuta ad un fungo (Ascomicete) probabilmente introdotto dagli U.S.A. in Italia durante la prima guerra mondiale, più aggressivo con le piante anziane.
Il bosco, oltre a poter essere sfruttato per il legname e a consentire la produzione di funghi e tartufi, costituisce l'habitat naturale di alcuni animali ed impedisce l'erosione del suolo; non va trascurata l'importanza di mantenere questi luoghi il più possibile inalterati, per garantire la salubrità dell'aria oltre che per richiamare il turismo.
di Sandra Zaccagnini